Scuola dell'infanzia - primaria - secondaria di primo grado - Centro Territoriale Permanente per l'educazione degli Adulti.
 
 
   
   
   
   
   
   
   

Roccamena è un piccolo centro della provincia di Palermo che si erge in un splendido contesto paesaggistico che da sempre ha rappresentato un punto nevralgico di incontri e scontri di civiltà.
Il paese, infatti, sorge fra i due rami del fiume Belice, conosciuto in passato con il nome di Crimiso, dove è avvenuta la famosa battaglia guidata dal condottiero greco Timoleone, nell'anno 342 a.C., contro i Cartaginesi. A pochi chilometri a nord-ovest di Roccamena si erge il monte Maranfusa, "una grande rocca, ben difesa naturalmente da pareti precipite su tutti i versanti, dove sono ancora evidenti i resti del castello".
Come risulta dalle campagne di scavi della Sovrintendenza ai BB.CC.e AA. di Palermo, Maranfusa ha ospitato un'antica civiltà che gli storici definiscono Elima.
In seguito ai ritrovamenti rinvenuti in diverse campagne archeologiche è emerso che sul monte Maranfusa, oltre a un centro noto di età arabo-normanna, identificato con Calatrasi, sia esistito anche un centro indigeno ellenizzato nel VI sec. a.C.
Nel corso degli scavi, sono stati messi alla luce due nuclei abitativi, costituiti da vari ambienti, all'interno dei quali si possono individuare una macina, magazzini, oltre a una certa quantità di ceramica greca di importazione.
I reperti rinvenuti sono custoditi presso il museo archeologico comunale.
Nel corso del sec. IX, il territorio fu conquistato dagli Arabi, i quali costruirono, o forse ristrutturarono, il castello di Maranfusa.
Il periodo arabo, come testimonia l'Edrisi nel libro di re Ruggero, fu particolarmente florido per la zona, che divenne famosa, non solo per l'ubertà delle terre, ma anche per la produzione della seta.
Tra l'XI e XII sec., il territorio è stato sottomesso dai Normanni. Federico II ha definitivamente occupato la roccaforte cristiano-mussulmana, come si deduce da un documento epistolare redatto a Calatrasi e datato 10 settembre 1222.
A questo periodo risale la costruzione dello splendido ponte ad una luce, ad arco a sesto acuto, denominato Calatrasi ,che sta a cavallo del braccio destro del Belice.
L'attuale centro urbano sorge su una nelle sette tenute aggregate al feudo della Sparacia, che faceva parte dell'immenso patrimonio dei Gesuiti.
Il territorio dopo l'espulsione di questi ultimi e l'eversione dei loro beni, rientrò nel piano di riforme volute dal Tanucci, ministro di Ferdinando IV, re di Napoli e di Sicilia.
Nel novembre 1775 il feudo fu concesso ad enfiteusi.
In seguito a difficoltà di gestione, magistralmente guidate da Giuseppe Beccadelli, principe di Camporeale, fu acquistato da don Gaetano Morales come prestanome dello stesso principe, il quale ottenuta nel 1779 la licentia populandi avviò la costituzione di diversi centri abitati, tra cui il villaggio di Roccamena.
Questa denominazione sembra che derivi dall'esclamazione del principe "che rocca amena" perché colpito dalla bellezza del paesaggio, caratterizzato da asperità rocciose, che qua e là sembrano affacciarsi in varie forme dalla rotondità della collina su cui il centro tuttora in gran parte si erge.
I primi abitanti furono coloni, provenienti da centri limitrofi, attratti dalle larghe concessioni fatte dal principe e quindi dal miraggio di un futuro benessere per le proprie famiglie.
Il centro si sviluppò intorno a un nucleo originario, "le quattro case", da identificarsi forse con le antiche abitazioni che sorgono a monte del nucleo urbano nel quartiere omonimo.
Il primo registro parrocchiale risale al 1798 data a cui, per tradizione, si fanno risalire i natali di Roccamena.
Nel 1846 con decreto regio del 28 novembre il villaggio fu elevato a comune a cui furono assegnati come territorio alcuni ex feudi.
Sembra, tuttavia, che il nuovo comune non subito funzionasse, giacché l'autonomia gli fu riconosciuta con una ministeriale del ministro degli interni dell'8 Giungo 1848 .
Inizialmente il neo comune fu diretto dal signor Leonardo Cangemi, definito l'eletto, nel 1847. Nel 1848 lo stesso, in carica fino al 21 Marzo, venne definito "presidente del municipio ". A lui succedette,sempre con la stessa carica, il signor Leonardo Bruscia, che divenne anche il primo sindaco del comune di Roccamena .
Il paese nel corso degli anni si è esteso, rimanendo, tuttavia, arroccato sulla collina. La sua primitiva configurazione urbanistica, in seguito agli eventi sismici del 68, ha subito una profonda trasformazione .
L'originaria pianta a scacchiera si è mantenuta, ma poco o nulla è rimasto delle antiche costruzioni. In seguito ai danni provocati dal sisma del 1968, le abitazioni in pietra sono state sostituite da moderne costruzioni in cemento armato e molte scalinate acciottolate sono state trasformate in strade carrozzabili asfaltate. Questi interventi hanno totalmente modificato l'aspetto dell'antico borgo rurale. Inoltre, lo sviluppo urbanistico per gemmazione ha determinato il sorgere di nuovi quartieri (PEP e "fuori sito") e il progressivo spopolamento dei quartieri "storici": Quattro Case, Zotta, Piazza, Mulino, Lavaturi. ( da: La Scuola alla scoperta del territorio, 2002
)