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Un'
antica tradizione corleonese tenuta viva da sempre dalle confraternite è quella del Venerdì Santo. La popolazione è svegliata dagli spari
di "mortaretti" il cui rombo assordante echeggia scandendo il
passare del tempo fino al momento della deposizione di Cristo.
Verso mezzogiorno ha inizio la solenne funzione religiosa nella
chiesa Madre, che per l'occasione si riempie di fedeli e di curiosi
venuti per assistere al processo e alla crocifissione di Gesù
Cristo. Le prime file vengono occupate dalle varie Confraternite
che rappresentano una fervida testimonianza di fede e religiosità
che non ha pari in tutta la Sicilia Occidentale. Alla fine della
funzione, e cioè verso le tredici, i sacerdoti, le confraternite
e tutti i fedeli, accompagnati dalla banda musicale, si avviano
verso l'ex Ospedale dei Bianchi per portare la statua ivi conservata
in processione ed incamminarsi verso il Monte Calvario, teatro
finale del martirio del Cristo. Tutto il paese segue con devozione
l'evento, recandosi sul Monte Calvario a pregare e ad attendere
il boato dei "mortaretti" che annuncia la morte del Cristo. Nella
tarda serata, tutte le confraternite si recano sul Monte Calvario
per deporre il Cristo dalla croce, accompagnati anche in questa
occasione da due spari per ogni chiodo tolto. Contemporaneamente
gli "Abitini" dell' Addolorata preparano la statua per portarla in processione insieme alla "
Vara "
del Cristo deposto. La processione, seguita da almeno cinque mila
persone, in testa le autorità politiche e religiose, gira per
le vie del paese accompagnate dalle solenni marce funebri composte
dal maestro Cipolla. Devozione e fede, religione e pietà: questo
è il Venerdì Santo di Corleone.
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